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Perché spendere soldi per recuperare soldi già spesi???

“Perché spendere soldi per recuperare soldi già spesi???” è questo il quesito che s’insinua spesso nella testa dei creditori nel momento in cui ci sono dei crediti in sospeso e si teme di agire nel modo sbagliato investendo risorse per recuperare quelle che a causa di fatture mai pagate o ancora di soldi mai incassati per vari motivi, sono momentaneamente congelate perché il debitore non provvedere a saldare i conti.
Spesso si evita il coinvolgimento di società esterne per la risoluzione di queste problematiche, oltre che per evitare i costi che questo comporta, anche per una questione di relazioni interpersonali, poiché si desidera evitare il conflitto e gli attriti con i clienti o i debitori coinvolti.
Le motivazioni che portano al dubbio iniziale “Perché spendere soldi per recuperare soldi già spesi???” sono quindi logiche e umane. La questione si va poi a complicare quando oltre alla perdita di denaro e/o risorse, si vanno ad affrontare i costi relativi all’IVA sulle fatture o ai fornitori che a loro volta hanno richiesto i pagamenti dovuti. Altro dettaglio, tutt’altro che trascurabile concerne il fatto che non applicarsi per il recupero dei propri crediti in Italia, è reato. Infatti la mancata riscossione dei crediti vantati può essere configurata come distrazione punibile dalle norme sulla bancarotta, e può essere prevista anche una pena accessoria d’interdizione dall’esercizio di uffici direttivi per dieci anni come è accaduto per la sentenza n. 32469 del 25 luglio 2013, in cui la Corte di Cassazione ha confermato la condanna pronunciata dalla Corte d’appello di Milano a carico di un imprenditore autore di un grande dissesto finanziario.
Per queste motivazioni è importante che si attivi una procedura tempestiva per la riscossione dei propri crediti, attraverso la collaborazione di società serie e professionali che con il loro operato non intacchino i rapporti con i debitori, ma al contrario trovino delle soluzioni concordate e deontologiche che permettano il recupero dei crediti in tempi e modalità accettabili da tutte le parti coinvolte.

Sapevate che le società di recupero crediti hanno un cuore?

Metodi illegali e coercitivi vengono applicati quotidianamente da alcune società poco serie nei confronti di coloro che per situazioni contingenti, non riescono a pagare i propri debiti e ciò comporta un discredito per tutta la categoria del recupero.

A 10 anni dall’inizio della crisi finanziaria che sta attanagliando l’economia mondiale, milioni di privati, aziende ed istituzioni subiscono situazioni di disagio economico, in particolar modo per i privati questo si trasforma in profondo disagio psicologico e morale.

Chi non può pagare i debiti non é necessariamente un delinquente, ma spesso si tratta di persone in difficoltà le quali necessitano una soluzione concordata che tenga conto dello stato economico attuale e del fabbisogno delle famiglie coinvolte. Purtroppo non tutte le società di recupero hanno alla base la stessa etica professionale e alcune di queste gestiscono le pratiche di recupero senza tener conto di questi fattori.

Dal 1998 è presente in Italia un’associazione rappresentante delle agenzie di recupero crediti, denominata UNIREC, acronimo di Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito, la quale fa parte di CONFINDUSTRIA  ed è membro FENCA (Federazione Europea delle Associazioni Nazionali delle Imprese di Recupero Crediti). L’associazione si pone come obiettivo primario la diffusione di una cultura bilaterale del recupero crediti, ossia una cultura che comprenda la tutela delle varie parti che si vanno ad interfacciare nelle negoziazioni di recupero.

Le aziende iscritte ad UNIREC sono ad oggi 202, a tutte queste viene garantita una formazione costante affinché possano a loro volta lavorare con la massima professionalità ed eticità. Ogni associato sottoscrive un Codice di Condotta creato in concertazione dalle aziende di recupero e le associazioni di consumatori. Il Codice di Condotta in questione è stato preso come riferimento dalle autorità comunitarie europee come modello di best practice nel settore del recupero crediti.

L’approccio con il debitore, secondo deontologia UNIREC, deve essere quindi di tipo negoziale, avviene infatti di solito attraverso una telefonata, la ricezione di un avviso scritto o la visita di un agente esattivo, ma mai attraverso metodi offensivi per il debitore, ma anzi, al contrario le società di recupero devono adoperarsi al fine di trovare delle soluzioni che garantiscano il rientro della cifra in questione, ma con modalità che facilitino anche il debitore ad estinguere il debito. Il 90% delle aziende del settore ha sottoscritto il Codice di Condotta, pertanto si può sicuramente affermare che l’aurea negativa che riguarda il retaggio culturale secondo il quale le agenzie di recupero crediti sono “il male” e lavorano esclusivamente con sistemi coercitivi messi in opera da soggetti privi di scrupoli è indubbiamente molto distante dalla realtà. Le società di recupero svolgono infatti un ruolo fondamentale nell’economia, in quanto aiutano a riottenere le risorse ingiustamente mai percepite da privati e/o fornitori, grazie alle quali si evita il collasso di un economia già messa fortemente alla prova dalla crisi degli ultimi 10 anni.

Con la ripresa delle risorse da parte del creditore si riesce ad esempio ad evitare la perdita di posti di lavoro, evitare il fallimento o la crisi di aziende soggette a mancati pagamenti e cosi via dicendo. Pertanto è corretto dire che quando le società di recupero operano con professionalità ed eticità, queste svolgono un ruolo fondamentale nella società odierna da cui tutti traggono beneficio, compreso il debitore stesso.

Prevenzione della crisi e recupero dei crediti in soli 6 mesi, la nuova riforma fallimentare in breve.

A fine anno 2017 è entrata in vigore la Legge Delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa, atta a evitare il degeneramento delle situazioni di crisi e a limitare quelle reazioni a catena per cui un’impresa in difficoltà spesso si trascina dietro anche altri soggetti, come accade ad esempio per i fornitori. Tra gli obiettivi della riforma c’è quindi l’accelerazione del recupero dei crediti e la risoluzione concertata della situazione di crisi. Di fondamentale importanza è l’introduzione di una fase di allerta preventiva, la quale serve ad anticipare l’insorgere della crisi di impresa. Si tratta di uno strumento stragiudiziale di sostegno alle imprese, diretto a una rapida analisi delle cause del problema economico e finanziario dell’impresa, destinato a diventare un vero e proprio servizio di risoluzione della crisi prima che sia irrimediabilmente insorta.

La procedura è attivabile direttamente dal debitore o d’ufficio dal tribunale su segnalazione dei creditori, mentre è obbligatoria per Fisco e INPS.

In caso di attivazione volontaria della procedura, il debitore sarà assistito da un apposito organismo istituito presso le Camere di commercio e avrà 6 mesi di tempo per raggiungere una soluzione concordata con i creditori. Se la procedura è d’ufficio, il giudice convocherà immediatamente, in via riservata e confidenziale, il debitore e affiderà a un esperto l’incarico di risolvere la crisi trovando un accordo entro sei mesi con i creditori. L’esito negativo della fase di allerta è pubblicato nel registro delle imprese. L’imprenditore che attiva tempestivamente l’allerta o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi godrà di misure premiali come ad esempio la non punibilità dei delitti fallimentari, se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, o ancora la riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali. Dalla procedura d’allerta sono escluse le società quotate e le grandi imprese.

I revisori contabili, per esempio, dovranno avvisare immediatamente l’organo amministrativo della società dell’esistenza di indizi di crisi, in modo che vengano prontamente avviate trattative con i creditori.

Il disegno di legge si propone di cancellare dalle norme le parole “fallito” e “fallimento”, che andranno sostituite con espressioni equivalenti come “liquidazione giudiziale”, in modo da limitare il discredito pubblico per le aziende che già subiscono una situazione di disagio economico.

L’istituto del concordato preventivo verrà limitato all’ipotesi del concordato in continuità, ovvero ai casi in cui la società in crisi presenta un piano di rientro dei debiti, anche parziale, che prevede il superamento delle difficoltà e la prosecuzione dell’attività aziendale. Non sarà più ammissibile il concordato finalizzato alla liquidazione dell’impresa, a meno che non ci sia un’iniezione di denaro liquido che aumenti la soddisfazione dei creditori.

Viene prevista poi la figura del “Giudice Specializzato”, il quale dovrebbe servire a migliorare la gestione delle procedure concorsuali. L’intento è di concentrare presso i tribunali delle imprese le procedure di maggiori dimensioni e di destinare la trattazione delle altre a un numero ridotto di tribunali. Tra le altre misure contenute nel disegno di legge, c’è poi la previsione di rendere più veloce l’esdebitazione dell’imprenditore persona fisica, in modo che la liberazione dai debiti nei confronti dei creditori non soddisfatti gli dia la possibilità di un nuovo avvio. Al beneficio dell’esdebitazione saranno ammesse, sotto certe condizioni, anche le società.

Per facilitare l’accesso al credito, inoltre, si introdurranno forme di garanzia oggi non permesse, come quelle “non possessorie”, che non impongono cioè la perdita di possesso del bene dato in garanzia in modo da poterlo continuare a impiegare nel processo produttivo. L’impresa potrà inoltre concedere in garanzia beni non attuali e determinati ma determinabili e futuri, come il contenuto del magazzino o il risultato di una ricerca.

Queste sono solo le principali caratteristiche della riforma che andrà a cambiare il sistema legislativo fallimentare risalente al lontano 1942.

One in rete

One in rete
One Srl si conferma Società al passo con i tempi, in continua evoluzione, attenta alla tecnologia e ai nuovi metodi di comunicazione.  Lo scambio e la condivisione di informazioni è infatti di fondamentale importanza, ed in quest’ottica One è lieta di presentare le due nuove sezioni del suo sito web: Convenzioni e News.
Nella sezione Convenzioni al momento sono già presenti le numerose partnership sottoscritte negli anni con le diverse realtà: l’Associazione Nazionale Commercialisti, la Confederazione Nazionale Artigiani di Treviso, l’Unione Piccoli Artigiani di Verona, l’Unindustria di Treviso, il Gruppo WeDo, l’Associazione Nazionale Commercialisti, la Confindustria e la Confartigianato di Belluno.
Le convenzioni sono destinate ad aumentare nel tempo giacché uno degli obiettivi di One, in collaborazione con Abbrevia, ed il gruppo Tutela Credito nel suo insieme, è creare delle sinergie importanti con diverse categorie e settori. A dimostrazione di questa volontà di ampliamento verso nuove categorie e forme di collaborazione, proprio in questi giorni si sta definendo un’importante convenzione, la quale verrà presentata, al momento della sua ufficialità, sul sito e sui canali Social di One.
La sezione news, novità del 2018, verrà arricchita con aggiornamenti legati allo sviluppo del mercato del Credito, in ottica di condivisione di aggiornamenti e novità con le varie figure che ne fanno parte dai Credit Manager, agli Avvocati e Commercialisti, fino ovviamente alle Imprese ed i suoi imprenditori che quotidianamente s’interfacciano e cercano di risolvere nel migliore dei modi situazioni d’insolvenza. Uno spazio dedicato quindi a notizie e curiosità che concernono l’ampia gamma di settori con la quale One si trova  quotidianamente a tessere relazioni di valore.
La diffusione delle news avverrà contemporaneamente anche sulle pagine nei Social Network di One quali: Linkedin, Facebook e Twitter. I social media diventano inoltre valido strumento di customer care h24 in quanto viene garantito un riscontro immediato e diretto da parte delle risorse che gestiscono le pagine.
One riconosce quindi che comunicare attraverso la rete è ormai di vitale importanza in quanto permette uno scambio di conoscenze e opinioni con tutti gli utenti e un consequenziale miglioramento dei servizi offerti.