Sapevate che le società di recupero crediti hanno un cuore?

Metodi illegali e coercitivi vengono applicati quotidianamente da alcune società poco serie nei confronti di coloro che per situazioni contingenti, non riescono a pagare i propri debiti e ciò comporta un discredito per tutta la categoria del recupero.

A 10 anni dall’inizio della crisi finanziaria che sta attanagliando l’economia mondiale, milioni di privati, aziende ed istituzioni subiscono situazioni di disagio economico, in particolar modo per i privati questo si trasforma in profondo disagio psicologico e morale.

Chi non può pagare i debiti non é necessariamente un delinquente, ma spesso si tratta di persone in difficoltà le quali necessitano una soluzione concordata che tenga conto dello stato economico attuale e del fabbisogno delle famiglie coinvolte. Purtroppo non tutte le società di recupero hanno alla base la stessa etica professionale e alcune di queste gestiscono le pratiche di recupero senza tener conto di questi fattori.

Dal 1998 è presente in Italia un’associazione rappresentante delle agenzie di recupero crediti, denominata UNIREC, acronimo di Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito, la quale fa parte di CONFINDUSTRIA  ed è membro FENCA (Federazione Europea delle Associazioni Nazionali delle Imprese di Recupero Crediti). L’associazione si pone come obiettivo primario la diffusione di una cultura bilaterale del recupero crediti, ossia una cultura che comprenda la tutela delle varie parti che si vanno ad interfacciare nelle negoziazioni di recupero.

Le aziende iscritte ad UNIREC sono ad oggi 202, a tutte queste viene garantita una formazione costante affinché possano a loro volta lavorare con la massima professionalità ed eticità. Ogni associato sottoscrive un Codice di Condotta creato in concertazione dalle aziende di recupero e le associazioni di consumatori. Il Codice di Condotta in questione è stato preso come riferimento dalle autorità comunitarie europee come modello di best practice nel settore del recupero crediti.

L’approccio con il debitore, secondo deontologia UNIREC, deve essere quindi di tipo negoziale, avviene infatti di solito attraverso una telefonata, la ricezione di un avviso scritto o la visita di un agente esattivo, ma mai attraverso metodi offensivi per il debitore, ma anzi, al contrario le società di recupero devono adoperarsi al fine di trovare delle soluzioni che garantiscano il rientro della cifra in questione, ma con modalità che facilitino anche il debitore ad estinguere il debito. Il 90% delle aziende del settore ha sottoscritto il Codice di Condotta, pertanto si può sicuramente affermare che l’aurea negativa che riguarda il retaggio culturale secondo il quale le agenzie di recupero crediti sono “il male” e lavorano esclusivamente con sistemi coercitivi messi in opera da soggetti privi di scrupoli è indubbiamente molto distante dalla realtà. Le società di recupero svolgono infatti un ruolo fondamentale nell’economia, in quanto aiutano a riottenere le risorse ingiustamente mai percepite da privati e/o fornitori, grazie alle quali si evita il collasso di un economia già messa fortemente alla prova dalla crisi degli ultimi 10 anni.

Con la ripresa delle risorse da parte del creditore si riesce ad esempio ad evitare la perdita di posti di lavoro, evitare il fallimento o la crisi di aziende soggette a mancati pagamenti e cosi via dicendo. Pertanto è corretto dire che quando le società di recupero operano con professionalità ed eticità, queste svolgono un ruolo fondamentale nella società odierna da cui tutti traggono beneficio, compreso il debitore stesso.

Prevenzione della crisi e recupero dei crediti in soli 6 mesi, la nuova riforma fallimentare in breve.

A fine anno 2017 è entrata in vigore la Legge Delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa, atta a evitare il degeneramento delle situazioni di crisi e a limitare quelle reazioni a catena per cui un’impresa in difficoltà spesso si trascina dietro anche altri soggetti, come accade ad esempio per i fornitori. Tra gli obiettivi della riforma c’è quindi l’accelerazione del recupero dei crediti e la risoluzione concertata della situazione di crisi. Di fondamentale importanza è l’introduzione di una fase di allerta preventiva, la quale serve ad anticipare l’insorgere della crisi di impresa. Si tratta di uno strumento stragiudiziale di sostegno alle imprese, diretto a una rapida analisi delle cause del problema economico e finanziario dell’impresa, destinato a diventare un vero e proprio servizio di risoluzione della crisi prima che sia irrimediabilmente insorta.

La procedura è attivabile direttamente dal debitore o d’ufficio dal tribunale su segnalazione dei creditori, mentre è obbligatoria per Fisco e INPS.

In caso di attivazione volontaria della procedura, il debitore sarà assistito da un apposito organismo istituito presso le Camere di commercio e avrà 6 mesi di tempo per raggiungere una soluzione concordata con i creditori. Se la procedura è d’ufficio, il giudice convocherà immediatamente, in via riservata e confidenziale, il debitore e affiderà a un esperto l’incarico di risolvere la crisi trovando un accordo entro sei mesi con i creditori. L’esito negativo della fase di allerta è pubblicato nel registro delle imprese. L’imprenditore che attiva tempestivamente l’allerta o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi godrà di misure premiali come ad esempio la non punibilità dei delitti fallimentari, se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, o ancora la riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali. Dalla procedura d’allerta sono escluse le società quotate e le grandi imprese.

I revisori contabili, per esempio, dovranno avvisare immediatamente l’organo amministrativo della società dell’esistenza di indizi di crisi, in modo che vengano prontamente avviate trattative con i creditori.

Il disegno di legge si propone di cancellare dalle norme le parole “fallito” e “fallimento”, che andranno sostituite con espressioni equivalenti come “liquidazione giudiziale”, in modo da limitare il discredito pubblico per le aziende che già subiscono una situazione di disagio economico.

L’istituto del concordato preventivo verrà limitato all’ipotesi del concordato in continuità, ovvero ai casi in cui la società in crisi presenta un piano di rientro dei debiti, anche parziale, che prevede il superamento delle difficoltà e la prosecuzione dell’attività aziendale. Non sarà più ammissibile il concordato finalizzato alla liquidazione dell’impresa, a meno che non ci sia un’iniezione di denaro liquido che aumenti la soddisfazione dei creditori.

Viene prevista poi la figura del “Giudice Specializzato”, il quale dovrebbe servire a migliorare la gestione delle procedure concorsuali. L’intento è di concentrare presso i tribunali delle imprese le procedure di maggiori dimensioni e di destinare la trattazione delle altre a un numero ridotto di tribunali. Tra le altre misure contenute nel disegno di legge, c’è poi la previsione di rendere più veloce l’esdebitazione dell’imprenditore persona fisica, in modo che la liberazione dai debiti nei confronti dei creditori non soddisfatti gli dia la possibilità di un nuovo avvio. Al beneficio dell’esdebitazione saranno ammesse, sotto certe condizioni, anche le società.

Per facilitare l’accesso al credito, inoltre, si introdurranno forme di garanzia oggi non permesse, come quelle “non possessorie”, che non impongono cioè la perdita di possesso del bene dato in garanzia in modo da poterlo continuare a impiegare nel processo produttivo. L’impresa potrà inoltre concedere in garanzia beni non attuali e determinati ma determinabili e futuri, come il contenuto del magazzino o il risultato di una ricerca.

Queste sono solo le principali caratteristiche della riforma che andrà a cambiare il sistema legislativo fallimentare risalente al lontano 1942.

Bollette non pagate? Ecco cosa succede a partire dal 1° marzo 2018

Interessanti tutele a favore dei consumatori del mercato energetico sono previste dalla Legge di Bilancio 2018 pubblicata a fine dicembre 2017, nello specifico, il comma 4 della Legge prevede infatti un taglio dei termini di prescrizione per le bollette non pagate, le quali dovranno essere riscosse entro due anni, e non più entro i cinque previsti precedentemente.

Accade frequentemente che le fatture di gas e di luce con importi elevati vengano recapitati dopo diversi mesi, a volte addirittura anni addietro rispetto alla data d’imputazione del consumo effettivo; Le cifre ingenti indicate possono essere dovute all’inadempimento della società di distribuzione, del fornitore o in ultimo del cliente finale stesso.
Le responsabilità del distributore di energia, ossia del soggetto che installa il contatore, sono imputabili allo stesso unicamente nel momento in cui non vengano svolte le dovute  periodiche attività di lettura dei consumi e manutenzione. A dimostrazione che le suddette attività siano state quanto meno “tentate” si deve comprovare il tentativo dell’intervento sul contatore, poiché se il contatore si trova all’interno delle singole abitazioni o in luoghi di difficile accesso senza la presenza del proprietario o di persona da questi delegata, la responsabilità del soggetto distributore decade.  Per quanto concerne il fornitore, la responsabilità può rinvenirsi qualora non siano state emesse le bollette di consumo con la cadenza prevista dalle condizioni contrattuali.
Il cliente finale può risultare responsabile nel momento in cui, considerata l’allocazione del contatore in una posizione inaccessibile (es. all’interno dell’abitazione o in proprietà privata), non consenta, per assenza o rifiuto, l’accesso ai tecnici per eseguire la rilevazione dei consumi.
Per i conguagli riferiti ai periodi maggiori di due anni e nell’eventualità in cui l’Antitrust abbia aperto un procedimento per violazioni del codice del consumo, l’utente, previo invio di un reclamo, ha diritto a ottenere uno stop del pagamento finché non si accerti che la pretesa dell’importo presente in bolletta sia legittima. Sarà compito del distributore di energia comunicare all’utente l’avvio del procedimento nei suoi confronti e informarlo sui suoi diritti.
Fino a oggi non era prevista alcuna sospensione per il pagamento di bollette e maxi conguagli, emessi in conseguenza di pratiche giudicate scorrette dall’Antitrust, invece ora, all’esito della verifica sulla legittimità della condotta della compagnia, i consumatori avranno diritto all’indennizzo dei pagamenti effettuati a titolo d’indebito conguaglio entro tre mesi. A meno che non sia stato lo stesso utente a non comunicare, o trasmettere in modo errato i dati di consumo sulla base dei quali sono stati effettuati i calcoli della bolletta.

Le disposizioni previste dalla Legge di Bilancio hanno effetto sulle fatture con scadenza successiva a:

  • 1° marzo 2018 per il settore elettrico;
  • 1° gennaio 2019 per il settore del gas;
  • 1° gennaio 2020 per il settore idrico;

Entro il primo gennaio del 2020 si prevede inoltre che tutti gli utenti possano accedere gratuitamente ai dati riguardanti i propri consumi tramite il Sistema Informativo Integrato (SII), una banca dati istituita già nel 2010 per la gestione dei flussi informativi relativi ai mercati dell’energia elettrica e del gas.